« Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. » (Antoine-Laurent de Lavoisier)
NO AGLI INCENRITORI, SI ALLA DIFFERENZIATA
Per saperne di più sulle alternative a discarica-inceneritore scarica questi documenti
venerdì 28 settembre 2012
lunedì 24 settembre 2012
OTTOBRE DI LOTTA CONTRO L'INCENERITORE DI ACEA. MANIFESTAZIONE CITTADINA SABATO 27-10-2012
VERSO IL 27 OTTOBRE, COSTRUIAMO IL MOVIMENTO NO INCENERITORI,
FERMIAMO IL MOSTRO A.C.E.A.
L’inceneritore di ACEA
riprenderà a bruciare in novembre, così dichiara l’impresa sulla stampa.
Anche se per tre anni non brucerà rifiuti, userà come combustibile il pulper, lo scarto di cartiera, che è
composto al 30% di cellulosa e dal restante 70% da plastiche, collanti, vernici
e metalli ed è quindi altrettanto pericoloso per le polveri che verranno
prodotte dalla sua combustione. Il 90% del pulper verrà da fuori regione: si
prevede un flusso di 4.000 camion ogni anno. Benchè esistano nuove tecnologie a
freddo in grado di separare le tipologie di materiali contenute nel pulper e
avviarlo al riciclo, ACEA continua con la scellerata scelta dell’incenerimento
e ciò giustificato solo dai profitti provenienti dai certificati verdi, i vecchi CIP6, che solo in Italia permettono ai
rifiuti di diventare combustibili assimilati per la produzione di “energia
pulita”. Tutto a scapito della nostra salute.
Dobbiamo assolutamente impedire la riaccensione dell’inceneritore ex
terniENA ora ARIA spa.
Stiamo nella fase cruciale della lotta che da anni i cittadini portano
avanti contro l’incenerimento.
Dobbiamo far crescere il movimento contro l’inceneritore, l’apporto di
ciascuno è fondamentale.
Diffondi questi appuntamenti, scarica dal nostro profilo facebook o dal blog il
logo della manifestazione e sostituiscilo alla tua immagine di copertina fino
al 20 ottobre, tieniti aggiornato attraverso il blog e il profilo sulle
assemblee pubbliche preparatorie della manifestazione e porta la tua idea.
Diventa tu stesso un diffusore e promotore della manifestazione e delle
iniziative di ottobre.
-Sabato 6 ottobre ore 17-
ASSEMBLEA PUBBLICA con:
Marino Ruzzenenti di Brescia, per distruggere il mito
dell’”inceneritore modello”
Andrea Palladino, il Fatto Quotidiano, su traffico di
rifiuti
Bar FAT presso il CAOS
-Mercoledì 17 ottobre ore 21-
ASSEMBLEA PUBBLICA con:
PAUL CONNET
Ideatore della strategia Rifiuti ZERO
Sala del Cesvol
-SABATO 27 OTTOBRE-
MANIFESTAZIONE
CITTADINA CONTRO L’INCENERITORE
Coordinamento Regionale RIFIUTI ZERO, Umbria
facebook
“no inceneritori tr”
martedì 7 agosto 2012
IL NUOVO PIANO D’AMBITO, UN BLUFF. L'INCENERIMENTO E' SOLO RIMANDATO E TUTTO VA IN DISCARICA
“Nel nuovo Piano d’Ambito l’incenerimento dei rifiuti a chiusura del ciclo nell'impianto di Maratta non è cancellato, ma semplicemente rinviato. L’appuntamento sarà nel 2015-2016, anno in cui andrà a verifica il funzionamento del Piano e non vorremmo che tale scadenza si incrociasse proprio con quella delle autorizzazioni di ex TerniENA, ora ARIA spa, e quindi favorire la possibilità di riceverne di nuove per la combustione dei rifiuti e non solo per il pulper” così dal Comitato No Inceneritori vogliono subito mettere in chiaro la loro posizione. “Tant’è che viene indicato nel Piano l’uso di una parte dei rifiuti, quelli col maggior potere calorifico, per la produzione di Combustibile Solido Secondario (CSS),il nuovo nome del vecchio Combustibile Derivato da Rifiuto, da bruciare per ora o nel futuro inceneritore di Perugia, o ancora peggio, nei cementifici della regione, così come indicato proprio nel documento di Piano pubblicato”.
“Viene
da chiederci cosa ci sia da festeggiare, visto che questo nuovo Piano
sembra più il risultato di un riequilibrio delle forze politiche
interne alla attuale maggioranza politica a fini propangandistici,
piuttosto che una cesura con un passato e un presente di
incenerimento. Il fallimento della Raccolta Differenziata
significherebbe di fatto la giustificazione alla ripresa
dell’incenerimento, in particolare quando vediamo che il Piano si
struttura sul raggiungimento del 65% ,previsto come soglia minima
dall’Unione Europea, ma non punta a percentuali più alte come
quelle già raggiunte nel centro storico di Terni”
Inoltre
sottolineano dal Comitato il fatto che questo Piano d’Ambito mette
in serio scacco la tenuta della discarica di Orvieto visto che
l’intero ciclo graverà su questo impianto fin quando non andrà a
regime la Raccolta Differenziata; il pericolo che ne venga di nuovo
messo all’ordine del giorno l’ampliamento diventa reale.
“Pensiamo
che questo Piano d’ambito continui a mettere territori in conflitto
tra loro, poiché portatore di soluzioni di cortissimo respiro, senza
prospettive davvero orientate alla soluzione del problema rifiuti,
non in grado di rappresentare l’elemento di sintesi delle tante
indicazioni che da più parti in Italia raccontano di sistemi
virtuosi possibili”.
“Come
Comitato No Inceneritori di Terni abbiamo costruito con il
Coordinamento Regionale Rifiuti Zero una piattaforma politica e
tecnica, presentata in Regione, in cui indichiamo le linee guida per
una gestione regionale, e non su base di ambiti, quindi complessiva,
e che articola la Strategia Rifiuti Zero sull’intero territorio:
uno dei pochi in Italia ad avere la possibilità reale di essere la
prima regione Rifiuti Zero. Perché in Regione non hanno accolto
queste istanze?"
"Siamo
fermamente convinti che fin quando esisteranno inceneritori, e fin
quando non si darà il via davvero al ciclo
Differenziata-Riciclo-Riuso-Riduzione, continueranno ad esistere
discariche e quindi un incremento continuo di produzione di rifiuti.
E’arrivato il momento di soluzioni complessive, valide per tutti i
territori dell’Umbria insieme, e non continuare a rinfocolare
localismi e conflitti campanilistici. Chi non ha il coraggio di
affrontare la questione da questo punto di vista è chi è legato
troppo a interessi di parte o economici".
"Noi
continuiamo la nostra battaglia contro l’inceneritore TerniENA fin
quando non verrà chiuso. Assieme al Coordinamento Regionale stiamo
preparando iniziative a partire da settembre per rilanciare la lotta
in città e a livello regionale".
COMITATO NO INCENERITORI Terni
lunedì 2 luglio 2012
È nato il Coordinamento Regionale Umbro “RIFIUTI ZERO”
tratto dal sito: http://www.latramontanaperugia.it/articolo.asp?id=4210
Molto partecipata la conferenza stampa di presentazione
Oggi a Perugia è stato presentato il “coordinamento regionale umbro Rifiuti Zero che raggruppa associazioni, comitati, movimenti o singoli cittadini dell’Umbria che si sono uniti per riorientare la gestione dei rifiuti umbri con una modalità che tende ad annullare il ricorso a discariche e inceneritori. Per ora hanno aderito al coordinamento gruppi delle seguenti località: Perugia, Terni, Spoleto, Umbertide, Città di Castello, Deruta, Corciano, Orvieto, Gubbio, Gualdo Tadino, Panicale, per un totale di circa 30 tra associazioni e gruppi sparsi nel territorio regionale.
“Ciò che oggi ci hanno abituato a chiamare rifiuto è in realtà un materiale ricco di valore sia in termini ambientali che economici, che paghiamo due volte: la prima volta con l’acquisto, la seconda con lo smaltimento” dice il coordinamento, e chiede, in armonia con le normative europee, che in Umbria sia adottata una nuova modalità di gestione dei rifiuti che, invece di arricchire le lobby, restituisca ai cittadini il valore economico ed ecologico dei loro scarti.
Il coordinamento ha illustrato la “Strategia Rifiuti Zero”, una modalità di gestione dei rifiuti basata sulla raccolta differenziata “PORTA a PORTA spinta”, per arrivare entro il 2020, al riciclo totale di tutto il materiale oggi considerato rifiuto, così da chiudere definitivamente discariche e senza alcun bisogno di ricorrere all’incenerimento dei rifiuti. “Dove tale strategia è stata adottata”, prosegue il coordinamento, “si sono avuti grandi vantaggi occupazionali, la riduzione delle tariffe di raccolta, dei costi economici e ambientali di smaltimento. Dopo la brillante esperienza di Capannori (LU), la strategia rifiuti zero è stata ufficialmente adottata da 83 comuni italiani, tra cui Napoli e La Spezia per un totale di 2.389.633 cittadini. In Umbria, per ora, solo il comune di Umbertide ha adottato la Strategia Rifiuti Zero mentre il Consiglio Comunale di Gubbio ha introdotto questa strategia come “prescrizione” per aderire al piano d’ambito dell’ATI1: troppo poco per la regione cuore verde d’Italia!”
Il Coordinamento Regionale Umbro Rifiuti Zero si propone quindi di ampliare l’opera di sensibilizzazione già intrapresa presso la Cittadinanza, i Comuni e tutti gli altri enti locali, al fine di applicare una gestione virtuosa del ciclo dei rifiuti.
Un documento tecnico predisposto dal coordinamento, contenente indicazioni per l’applicazione della strategia Rifiuti Zero in Umbria, è stato già presentato all’assessore regionale all’ambiente il 16 maggio scorso.
Ad oggi aderiscono al coorinamento le seguenti associazioni/comitati:
Cittadini in Rete, Perugia - Comitato NO INCENERITORI, Terni - Ass. USA e RIUSA, Terni – Comitato Deruta 26 Settembre - circolo culturale “primomaggio”- Centro di Documentazione Popolare, Orvieto – Medici per l’Ambiente Italia, Sez.Umbria – Legambiente Perugia – Comitato Inceneritorizero, Umbria – Movimento Difesa del Cittadino, Pg – Ass. “Un’altra Gubbio” - Ass. PANKALON, Panicale, rifiuto zero Spoleto, Nuovo comitato Belladanza
Oggi a Perugia è stato presentato il “coordinamento regionale umbro Rifiuti Zero che raggruppa associazioni, comitati, movimenti o singoli cittadini dell’Umbria che si sono uniti per riorientare la gestione dei rifiuti umbri con una modalità che tende ad annullare il ricorso a discariche e inceneritori. Per ora hanno aderito al coordinamento gruppi delle seguenti località: Perugia, Terni, Spoleto, Umbertide, Città di Castello, Deruta, Corciano, Orvieto, Gubbio, Gualdo Tadino, Panicale, per un totale di circa 30 tra associazioni e gruppi sparsi nel territorio regionale.
“Ciò che oggi ci hanno abituato a chiamare rifiuto è in realtà un materiale ricco di valore sia in termini ambientali che economici, che paghiamo due volte: la prima volta con l’acquisto, la seconda con lo smaltimento” dice il coordinamento, e chiede, in armonia con le normative europee, che in Umbria sia adottata una nuova modalità di gestione dei rifiuti che, invece di arricchire le lobby, restituisca ai cittadini il valore economico ed ecologico dei loro scarti.
Il coordinamento ha illustrato la “Strategia Rifiuti Zero”, una modalità di gestione dei rifiuti basata sulla raccolta differenziata “PORTA a PORTA spinta”, per arrivare entro il 2020, al riciclo totale di tutto il materiale oggi considerato rifiuto, così da chiudere definitivamente discariche e senza alcun bisogno di ricorrere all’incenerimento dei rifiuti. “Dove tale strategia è stata adottata”, prosegue il coordinamento, “si sono avuti grandi vantaggi occupazionali, la riduzione delle tariffe di raccolta, dei costi economici e ambientali di smaltimento. Dopo la brillante esperienza di Capannori (LU), la strategia rifiuti zero è stata ufficialmente adottata da 83 comuni italiani, tra cui Napoli e La Spezia per un totale di 2.389.633 cittadini. In Umbria, per ora, solo il comune di Umbertide ha adottato la Strategia Rifiuti Zero mentre il Consiglio Comunale di Gubbio ha introdotto questa strategia come “prescrizione” per aderire al piano d’ambito dell’ATI1: troppo poco per la regione cuore verde d’Italia!”
Il Coordinamento Regionale Umbro Rifiuti Zero si propone quindi di ampliare l’opera di sensibilizzazione già intrapresa presso la Cittadinanza, i Comuni e tutti gli altri enti locali, al fine di applicare una gestione virtuosa del ciclo dei rifiuti.
Un documento tecnico predisposto dal coordinamento, contenente indicazioni per l’applicazione della strategia Rifiuti Zero in Umbria, è stato già presentato all’assessore regionale all’ambiente il 16 maggio scorso.
Ad oggi aderiscono al coorinamento le seguenti associazioni/comitati:
Cittadini in Rete, Perugia - Comitato NO INCENERITORI, Terni - Ass. USA e RIUSA, Terni – Comitato Deruta 26 Settembre - circolo culturale “primomaggio”- Centro di Documentazione Popolare, Orvieto – Medici per l’Ambiente Italia, Sez.Umbria – Legambiente Perugia – Comitato Inceneritorizero, Umbria – Movimento Difesa del Cittadino, Pg – Ass. “Un’altra Gubbio” - Ass. PANKALON, Panicale, rifiuto zero Spoleto, Nuovo comitato Belladanza
giovedì 28 giugno 2012
giovedì 21 giugno 2012
Vergogna: fondi europei per garantire a Impregilo i suoi profitti. Perchè non usare i fondi FAS per la raccolta differenziata porta a porta?
dal Il Fatto Quotidiano
Inceneritore di Acerra, per la cessione Impregilo sarà pagata con i soldi dei Fas
L'esecutivo ha deciso che i soldi per acquistare l'impianto dal gigante del nord saranno prelevati dai fondi per le aree sottosviluppate. Si tratta di 355 milioni di euro che almeno non incideranno sul tetto di spesa regionale dopo che sul punto il governo è stato battuto in un voto alla Camera
Lo scontro tra regione Campania e governo Monti continua sull’inceneritore di Acerra, ma soprattutto su chi deve sborsare la cifra faraonica di 355 milioni di euro ad Impregilo, il gigante del nord che ha costruito il forno, in provincia di Napoli, i cui ex vertici sono sotto inchiesta per le irregolarità nel ciclo di gestione dei rifiuti in Campania. La cifra è stabilita, il governo ha deciso che i soldi saranno prelevati dai fondi “Fas” regionali, cioè quelli per le aree sottosviluppate. Una decisione che ha provocato la reazione del governatore Stefano Caldoro (Pdl) e dei parlamentari campani. Non è l’unico motivo di scontro. L’altro, ancor più grave, riguarda il tetto di spesa della regione. Il governo, con il decreto sulla protezione civile in discussione alla Camera, aveva stabilito che i 355 milioni di euro avrebbero inciso sul patto di stabilità 2012 della regione sancendo un taglio di spesa di pari entità. In poche parole, una decisione che avrebbe mandato gambe all’aria la già fragile economia regionale che si sarebbe trovata a metà anno con l’impossibilità di investire nelle opere programmate.
Il parlamentare Pdl Paolo Russo, presidente della commissione agricoltura, aveva parlato di una doppia rapina da parte del governo Monti ai cittadini e alle imprese campane. Anche il deputato Tino Iannuzzi, Pd, ha criticato la norma che avrebbe penalizzato oltre misura la Campania. Per evitare il disastro economico, dopo quello ambientale, i parlamentari Pdl e Pd hanno deciso di approvare un emendamento correttivo in commissione bilancio (battendo il governo che aveva espresso parere contrario) e poi anche in aula alla Camera. Vengono confermati i 355 milioni di euro dai fondi Fas, ma incideranno sul tetto di spesa regionale solo per 138 milioni di euro, anche questi nei fatti sterilizzati attraverso un articolato sistema contabile. La misura è contenuta nel provvedimento sulla protezione civile che ora passa al Senato.
La realtà è che l’esecutivo Monti, a tempi di record, ha assecondato l’ipotesi di cessione secondo un decreto del governo Berlusconi. Il decreto fu convertito nella legge 26 del febbraio 2010, votata in primis dal governatore Caldoro, allora parlamentare Pdl, e dagli altri deputati campani di centro-destra. In quella legge tra le ipotesi c’era il passaggio del termovalorizzatore alla regione “anche a valere – recitava l’articolo 7 – sulle risorse del Fondo aree sottoutilizzate, per la quota nazionale o regionale”. I parlamentari Pdl, lo stesso governatore Caldoro, hanno spiegato che quella legge prevedeva anche la possibilità di cederlo ad un privato e non era indicato che avrebbe inciso sul patto di stabilità regionale. Intanto sulla decisione di usare fondi fas e sulla competenza della scelta pendono due ricorsi della regione, il primo tribunale amministrativo e, il secondo, alla corte costituzionale.
Resta aperta la strada di una cessione ad un privato dell’impianto, ora della regione, attraverso una gara pubblica. Attualmente il bruciatore è gestito dall’A2a. L’inceneritore napoletano usufruisce dei Cip 6, gli incentivi destinati, solo in Italia, a chi produce energia bruciando rifiuti. Lo scontro continua e non si escludono novità nella discussione del provvedimento al Senato mentre Impregilo, principale responsabile del disastro rifiuti campano, si gode il rialzo in borsa su cui pesa il regalo del governo Monti. Anche il sindaco di Napoli Luigi De Magistris ha giudicato come grave la decisione adotatta dall’esecutivo e poi corretta dal voto in aula. Il sindaco auspica dal governo la stessa velocità di pagamento anche per “i soldi promessi per andare avanti con il cronoprogramma della raccolta porta a porta”. Di quei soldi al Comune non è arrivato ancora un euro.
Il parlamentare Pdl Paolo Russo, presidente della commissione agricoltura, aveva parlato di una doppia rapina da parte del governo Monti ai cittadini e alle imprese campane. Anche il deputato Tino Iannuzzi, Pd, ha criticato la norma che avrebbe penalizzato oltre misura la Campania. Per evitare il disastro economico, dopo quello ambientale, i parlamentari Pdl e Pd hanno deciso di approvare un emendamento correttivo in commissione bilancio (battendo il governo che aveva espresso parere contrario) e poi anche in aula alla Camera. Vengono confermati i 355 milioni di euro dai fondi Fas, ma incideranno sul tetto di spesa regionale solo per 138 milioni di euro, anche questi nei fatti sterilizzati attraverso un articolato sistema contabile. La misura è contenuta nel provvedimento sulla protezione civile che ora passa al Senato.
La realtà è che l’esecutivo Monti, a tempi di record, ha assecondato l’ipotesi di cessione secondo un decreto del governo Berlusconi. Il decreto fu convertito nella legge 26 del febbraio 2010, votata in primis dal governatore Caldoro, allora parlamentare Pdl, e dagli altri deputati campani di centro-destra. In quella legge tra le ipotesi c’era il passaggio del termovalorizzatore alla regione “anche a valere – recitava l’articolo 7 – sulle risorse del Fondo aree sottoutilizzate, per la quota nazionale o regionale”. I parlamentari Pdl, lo stesso governatore Caldoro, hanno spiegato che quella legge prevedeva anche la possibilità di cederlo ad un privato e non era indicato che avrebbe inciso sul patto di stabilità regionale. Intanto sulla decisione di usare fondi fas e sulla competenza della scelta pendono due ricorsi della regione, il primo tribunale amministrativo e, il secondo, alla corte costituzionale.
Resta aperta la strada di una cessione ad un privato dell’impianto, ora della regione, attraverso una gara pubblica. Attualmente il bruciatore è gestito dall’A2a. L’inceneritore napoletano usufruisce dei Cip 6, gli incentivi destinati, solo in Italia, a chi produce energia bruciando rifiuti. Lo scontro continua e non si escludono novità nella discussione del provvedimento al Senato mentre Impregilo, principale responsabile del disastro rifiuti campano, si gode il rialzo in borsa su cui pesa il regalo del governo Monti. Anche il sindaco di Napoli Luigi De Magistris ha giudicato come grave la decisione adotatta dall’esecutivo e poi corretta dal voto in aula. Il sindaco auspica dal governo la stessa velocità di pagamento anche per “i soldi promessi per andare avanti con il cronoprogramma della raccolta porta a porta”. Di quei soldi al Comune non è arrivato ancora un euro.
sabato 9 giugno 2012
L’ATTO DI INDIRIZZO SUGLI INCENERITORI APPROVATO IN PROVINCIA? ERA MEGLIO IL SILENZIO
Dal Comitato NO INCENERITORI,
anziché plausi arriva una sonora
bocciatura dell’atto di indirizzo approvato dalla terza commissione della
Provincia di Terni, che dicono “sembra
essere un atto di rassicurazione nei confronti di ACEA Spa che a Terni si
tornerà a bruciare rifiuti, bisogna solo aspettare che fallisca la raccolta
differenziata, cosa che già oggi è un’evidenza agli occhi di tutti i cittadini;
che lo strapotere di ACEA sia un dato di
fatto non c’è dubbio, ma che dalla Provincia arrivino tali rassicurazioni lo
riteniamo preoccupante e degno di verifica”
Nel documento di fatto non si
sostiene il futuro Piano d’Ambito senza incenerimento, ma si fa un lavoro
certosino finalizzato a rendere tale Piano fumoso e vago, in cui
sostanzialmente sono già contenute tutte le evidenze che lo faranno fallire. Oltretutto
si continua a sostenere di fatto la validità dell’incenerimento dei rifiuti
arrivando a sostenere l’idea dei cementifici come soluzione alternativa.
Insomma si è capito, la Provincia di Terni non vuole un piano alternativo e
preferisce l’inceneritore di ACEA spa.
“Addirittura la commissione intravede nel futuro inceneritore di
Perugia una eventuale soluzione al problema rifiuti, in perfetto stile da
sindrome Nimby di cui al contrario spesso viene accusato chi si oppone a tali
impianti; riteniamo gravissimo il mantenimento della possibilità di
incenerimento quando già in questa città abbiamo conosciuto le conseguenze
gravissime per l’ambiente e la salute di tali impianti. Riteniamo ancor più
grave un atto di indirizzo che, per quanto ci riguarda, è a favore
dell’incenerimento, con grande plauso dei suoi fautori, proprio mentre si sta
preparando la votazione del nuovo Piano che però ancora non è stato reso
pubblico” e concludono” questo è il
livello della nostra classe dirigente, ciascuno s’assuma le proprie
responsabilità politiche”
“Noi dal canto nostro stiamo lavorando con i comitati regionali alla
costruzione di una grande piattaforma politica e tecnica che si pone come
cardine la soluzione complessiva della gestione dei rifiuti a livello
regionale: noi siamo contro gli inceneritori dovunque e vogliamo la progressiva
chiusura di tutte le discariche, con buona pace di quanti dalla politica e a
volte dall’associazionismo sostengono che ciò non sia possibile, e mentre
sostengono questo lasciano la porta aperta alla devastazione del territorio”
COMITATO NO INCENERITORI
noinceneritoritr@gmail.com
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