NO AGLI INCENRITORI, SI ALLA DIFFERENZIATA

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mercoledì 4 aprile 2012

Piatti e bicchieri. Prove di riciclo plastiche miste: l’esempio di Revet

Piatti e bicchieri usa e getta fanno parte delle cosiddette plastiche “eterogenee” per le quali non esiste ancora su scala nazionale una filiera del riciclo. Ma in Toscana qualcuno ci ha già provato. Intervista di Eco dalle Città al presidente Revet, Valerio Caramassi

 

Mentre si prepara l’estensione della raccolta differenziata a piatti e bicchieri di plastica usa e getta dal 1° maggio 2012, Eco dalle Città continua l’indagine sul destino di piatti e bicchieri dopo la raccolta. E’ percorribile la strada del recupero di materia? Se da un lato emerge la mancanza di una filiera nazionale per il riciclo di questi prodotti, dall’altro esistono tentativi, a livello locale, di riciclo delle plastiche cosiddette miste o eterogenee (in cui rientrano piatti e bicchieri usa e getta). Un esempio di riciclo di queste plastiche arriva dalla Revet, azienda specializzata nella raccolta, selezione e trattamento di materiali destinati al riciclaggio che opera prevalentemente in Toscana (219 Comuni su 287 toscani compreso Capannori). Eco dalle Città ha intervistato il presidente, Valerio Caramassi.
“Piatti e bicchieri rientrano nell’ambito delle plastiche miste che costituiscono per noi la maggioranza del materiale (tra il 55 e il 60%) – ha affermato il presidente di Revet -. Ad oggi questi prodotti già vengono conferiti dai cittadini nella raccolta differenziata. Fino ad ora Corepla considerava questo tipo di plastiche una frazione estranea (che quindi incideva negativamente sulla fascia di qualità del materiale). Non sarà più così e non è una differenza di poco conto: ora queste piatti e bicchieri entreranno nel conteggio dei corrispettivi”.
Plastiche miste in aumento
Secondo il presidente di Revet c’è una tendenza all’aumento delle plastiche miste. “L’aumento – ha spiegato Valerio Caramassi – è dovuto in primis alla sanitarizzazione spinta che regola le leggi del commercio. In secondo luogo alla mononuclearizzazione e alla tendenza della piccola e grande distribuzione che propone prodotti che fanno risparmiare tempo alle famiglie: un esempio sono le confezioni di insalata già lavata. Queste tendenze producono rifiuti e plastiche eterogenee”.
Prove di riciclo: i “Ri-prodotti in Toscana” di Revet
“La Revet ha avviato progetti di ricerca per il recupero meccanico delle plastiche eterogenee. Non riusciamo a farlo con tutte le plastiche ma in alcuni casi questi progetti si sono concretizzati con l’avvio una produzione industriale di prodotti: arredamenti per esterni, pannelli fonoassorbenti e componenti per la Piaggio”. Questi citati dal presidente sono tra i manufatti conosciuti come “Ri-prodotti in Toscana”.
Quindi, almeno i piatti e i bicchieri raccolti da Revet potranno trovare la strada del recupero meccanico. “Questo vale per noi o per impianti come quello di Vedelago ma stiamo parlando di piccole quantità. Un altro discorso è la scala nazionale dove abbiamo quantità ben maggiori” ha sottolineato Valerio Caramassi. Il costo è uno dei fattori che indice sulle possibilità di riciclo delle plastiche eterogenee. “Esiste un processo industriale – ha spiegato il presidente di Revet – che richiede diversi passaggi con costi di manodopera. Con i nostri prodotti siamo riusciti ad arrivare a pari con il costo del prodotto realizzato da materia prima vergine. Se però la concorrenza è con chi recupera energeticamente (che in Italia riceve anche incentivi) allora la battaglia è improba. Basterebbe – ha concluso Valerio Caramassi – che il sistema riorientasse verso il recupero di materia anche solo la metà di quello che spende per incentivare il recupero energetico, per rendere competitivi i prodotti riciclati”.
di Giuseppe Iasparra

venerdì 23 marzo 2012

"No all'inceneritore di Albano" i residenti denunciano Clini



I comitati hanno depositato alla Procura anche una querela penale contro il ministro dell'Ambiente "per le dichiarazioni sul presunto via libera del Consiglio di Stato sull'impianto di smaltimento rifiuti"
da www.roma.repubblica.it

Le associazioni 'No Inc' hanno depositato alla Procura della Repubblica di Roma una denuncia e una querela penale contro il ministro all'Ambiente, Corrado Clini. "Sotto la lente d'ingrandimento, stavolta, sono finite le dichiarazioni 'scandalose' dei giorni scorsi cui la stampa, tra l'altro, ha dato ampio risalto", spiegano i comitati. Dichiarazioni "imbarazzanti", secondo loro, relative, come noto, al presunto "via libera del Consiglio di Stato all'inceneritore di Albano", spiega il comunicato. "Dichiarazioni 'sinistre' che scardinano, anzitutto, da un punto di vista strettamente sociale, il rispetto che i cittadini debbono mantenere nei confronti del sistema giustizia e degli organi ed enti giurisdizionali. D'altra parte, però, appare anche evidente, a loro dire, la palese violazione d'un preciso dovere di riservatezza e segretezza assoluta cui sono tenuti magistrati, funzionari pubblici nonchè, ancor prima, ministri della Repubblica. Come è noto la legge prevede che le decisioni degli organi della giustizia amministrativa 'siano deliberate in segreto dalla Camera di Consiglio'. La segretezza e la riservatezza assoluta della decisione 'in itiner' resta tale sino a quando non avviene - da parte dei soli e unici giudici che compongono il collegio - l'atto di pubblicazione della sentenza presso la cancelleria: ovvero la divulgazione alla cittadinanza.
La sentenza relativa all'inceneritore di Albano, però, non è stata ancora depositata in cancelleria dai giudici della V sezione del Consiglio di Stato". Esiste inoltre, continuano i comitati No Inc, "un preciso divieto, previsto dal codice penale, di dare comunicazioni alla cittadinanza relative a una sentenza ancora prima della sua pubblicazione. Il ministro Clini, con le sue dichiarazioni, è entrato, di diritto - è il caso di dirlo - nella violazione suddetta dando comunicazione alla stampa d'una 'sentenza annunciata', quella relativa al tristemente noto inceneritore di Albano".

"Tali circostanze - si legge ancora nella nota dei comitati contro l'inceneritore di Albano - configurano ipotesi di reati penali previsti e puniti dal codice penale: ovvero abuso d'ufficio e di potere e rivelazione e utilizzazione di segreti d'ufficio". Le parole di Clini potrebbero inoltre, sostengono sempre i No Inc, "'nascondere e seguire reati penali ben più gravi commessi da altri funzionari pubblici. Come faceva Clini a conoscere notizie segrete e riservate? Chi gliel'ha rivelate? Chiederemo, al fine di individuare i responsabili della violazione del dovere di segretezza e riservatezza e i responsabili dell'abuso d'ufficio e di potere, aggiunge la nota, il sequestro cautelare - immediato - di tutti gli atti e documenti relativi alla camera di Consiglio del 28 febbraio 2012 della V sezione del Consiglio di Stato nonchè di tutti i successivi atti, documenti e registri di elaborazione della decisione. Crediamo - in attesa di sapere dalla Procura di Roma chi, come e quando ha commesso tali reati penali - che l'indipendenza, la terzietà e serenità di giudizio della V sezione del Consiglio di Stato vada tutelata da queste indebite e fortissime pressioni".

In settimana, inoltre, i No Inc annunciano il deposito, ai competenti organi della giustizia comunitaria, di un ulteriore esposto penale nei confronti del ministro Clini: "L'inceneritore di Albano verrebbe costruito con soldi pubblici destinati a energie rinnovabili, i Cip 6. L'Unione Europea vieta tassativamente, dall'1 gennaio 2009, l'utilizzo della contribuzione pubblica per gli impianti d'incenerimento. Inoltre manca la gara d'appalto pubblica europea obbligatoria per legge, da diversi anni, in tutti gli stati membri Ue, per importi di tale portata. L'assegnazione diretta senza gara d'appalto per l'inceneritore di Albano avvenne, è il caso di dirlo, per le vie brevi: con decreto di pubblica utilità firmato dalla premiata compagnia Marrazzo-Di Carlo. Clini se lo ricorda? Nessuno difenda il folle progetto dell'inceneritore di Albano".

martedì 20 marzo 2012

L’inceneritore potrebbe non riaprire. Di Girolamo: ”Valuteremo nuovo piano di gestione rifiuti”


C’è la possibilità che l’inceneritore non sia riacceso. La notizia arriva direttamente dal sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo, che è intervenuto al convegno organizzato da Comitato No Inceneritori, Rifondazione Comunista e Italia dei Valori. In una gremita sala dell’orologio del Caos, il sindaco ha chiaramente fatto sapere di aver chiesto la realizzazione di un nuovo piano d’ambito che escluda l’utilizzo dell’incenerimento e che sarà valutato dai sindaci dell’Ati4.
Si tratta di una novità: il piano regionale ambientale approvato nel 2009 prevedeva che 40mila tonnellate all’anno fossero incenerite con un impianto già esistente nel territorio ternano. Si dava quindi per scontato che sarebbe stato riacceso l’inceneritore Terni Ena di proprietà Acea (già in fase di revamping). Di Girolamo apre invece il campo ad una possibilità completamente diversa. La società Oikos già incaricata di realizzare il piano d’ambito dovrà infatti redigere due diversi piani: uno che preveda l’incenerimento (così come stabilito dalla Regione nel 2009) ed un piano totalmente diverso che escluda gli inceneritori dal ciclo di gestione dei rifiuti. Entro la fine di aprile l’assemblea dei sindaci voterà il piano d’ambito ed a quel punto sapremo se sull’inceneritore potremo scrivere la parola “fine” o se viceversa tornerà realtà.
Soddisfazione del Comitato. Il Comitato No Inceneritori giudica questa novità come “una prima vittoria”. Proprio un membro del comitato, Fabio Neri, nel corso del convegno aveva denunciato come “finora ad Acea è stato regalato l’intero ciclo dei rifiuti” facendo notare che sia la discarica di Orvieto che l’inceneritore di Terni è di proprietà della società romana. Aveva inoltre paventato che “se fosse votato il piano d’ambito così come indicato dal piano regionale, per 15 anni a Terni verrebbero bruciati pulper e rifiuti e sappiamo cosa significa avere un inceneritore: ci siamo già passati”.
Successo dell’appuntamento. Al convegno hanno preso parte molti ternani che hanno seguito e partecipato dalle 16 fino alle 20 passate. Dopo le 6500 firme consegnate al sindaco e la biciclettata del 3 marzo a cui avevano preso parte circa 200 persone, il successo dell’evento costituisce un’altra conferma della volontà dei ternani di impedire la riaccensione dell’inceneritore.
Non sono mancate proteste e contestazioni rivolte a Di Girolamo che all’inizio del suo discorso ha premesso: “so di trovarmi in un posto scomodo, ma non ho voluto sottrarmi al confronto”. Oltre al sindaco e a Fabio Neri erano presenti al convegno il presidente dell’Asm, Carlo Ottone, il medico Giovanni Vantaggi, l’assessore all’Ambiente del comune di Capannori, Alessio Ciacci, Alfredo Mosca di Rifondazione Comunista e Alessandra Ruffini di Italia dei Valori. Nel dibattito che è seguito alla prima parte del convegno in molti hanno preso la parola per porre domande o esprimere il proprio punto di vista. Tra loro anche Damiano Stufara, consigliere regionale di Rifondazione Comunista.
I dati dell’Asm. Il presidente dell’Asm, Carlo Ottone, ha ribadito che l’inceneritore di proprietà dell’azienda municipalizzata sarà smantellato. Dopo aver ricordato di essere da poco alla guida dell’Asm, ha snocciolato una serie di dati tra cui quelli relativi ai livelli raggiunti dalla raccolta differenziata: ad oggi è al 37,2%, cioè ben distante dal 65% previsto dalle normative europee. Ottone ha ricordato che nel 2006 tale percentuale era ferma al 30% e  nel 2011 era ancora al 34%. Interrotto più volte da contestazioni, la parole più utilizzata dal  presidente Asm è stata il verbo “migliorare”: “Dobbiamo migliorare”, “Il servizio di raccolta migliorerà”, “Stiamo migliorando”.
Stufara vuole un nuovo piano regionale. Per Damiano Stufara “si è verificato un fatto politico: Di  Girolamo ha riaperto la discussione e l’inceneritore non è più scontato”. A margine del convegno ha poi fatto sapere a Terni Oggi che la volontà è quella di giungere ad nuovo piano regionale ambientale e nelle prossime settimane Rifondazione si attiverà per raggiungere questo obiettivo.
Inquinamento e rischi per la salute. Nel corso del convegno il dr. Giovanni Vantaggi ha mostrato quale sia l’effetto nocivo di polveri sottili e diossina. Ha mostrato dati inquietanti in riferimento agli ultimi anni: mentre negli Stati Uniti si è registrato un aumento dello 0,6% di tumori nei bambini e in Europa di 1,1%, in Italia si è avuto un aumento del 2%. Ha inoltre messo in guardia: “Stare entro i limiti stabiliti dalla legge per diossina e polveri sottili non significa automaticamente evitare malattie e morti”. Il messaggio è chiaro: anche a basse dosi le sostanze inquinanti costituiscono un rischio per la salute.
I “Zero Rifiuti” del comune di Capannori. Grande stupore hanno suscitato i risultati ottenuti dal comune di Capannori (in provincia di Lucca) che si è posto l’obiettivo “Rifiuti Zero” cioè l’azzeramento del materiale che finisce in discarica o nell’inceneritore. Ne ha parlato l’assessore Ciacci: “Ad oggi siamo all’83% di raccolta differenziata e vogliamo arrivare al 100%”. Già si registrano importanti vantaggi economici: la spesa per i rifiuti è passata da 3,1 milioni di euro a un milione e mezzo; costi praticamente dimezzati. L’assessore ha poi illustrato una serie di posti di lavoro creati grazie all’economia ecosostenibile che si è sviluppata a Capannori: dagli operatori ecologici necessari per la raccolta porta a porta dei  rifiuti (il comune ne ha assunti 50) agli addetti alla rigenerazione dei toner per stampanti, agli occupati nel processo del riciclo della carta. Si sono poi sviluppate attività commerciali private ecosostenibili come la Fcorta (Filiera Corta) che impiega solo materie prime provenienti da una distanza massima di 70 chilometri dal luogo di produzione. Sono stati introdotti provvedimenti e prodotti per diminuire la produzione di rifiuti: ne sono un esempio i pannolini lavabili, i chewingum biodegradabili e i detersivi venduti alla spina (che incentivano il riutilizzo dei contenitori).

mercoledì 8 febbraio 2012

Nella discarica di Chiaiano c’è la camorra. Ma ad essere condannati sono i cittadini

Il Fatto Quotidiano dell'8-2-'12

Pena pecuniaria per quattro attivisti che nel luglio scorso erano entrati nel sito militare per chiederne la chiusura. Ad oggi c'è un'inchiesta che ipotizza l'infiltrazione dei clan nella gestione dell'area
La discarica di Chiaiano a nord di Napoli, lo scorso novembre, è stata chiusa grazie anche all’impegno di comitati e cittadini che ne hanno denunciato l’illogicità della scelta, i limiti nella realizzazione e nella gestione. Le ditte che hanno allestito l’invaso, Ibi idroimpianti e Edilcar, in subappalto, sono state raggiunte da interdittiva antimafia e sono sotto indagine: la distrettuale antimafia di Napoli sospetta contiguità dei titolari con i clan Mallardo e Casalesi, oltre che l’uso di materiale scadente.

Ad oggi, gli unici a pagare, però, sono i rappresentanti dei comitati cittadini. In questi giorni sono stati notificati i decreti penali di condanna per 4 attivisti della Rete Commons che hanno violato la zona militare. La discarica, per volere del governo Berlusconi e dell’allora sottosegretario Guido Bertolaso è, infatti, sito militare. Lo scorso 16 luglio la zona è stata violata da Pietro Rinaldi, consigliere comunale di Napoli è Tua, Antonio Musella, portavoce di Commons, Ivo Poggiani, consigliere della VIII Municipalità e Palma Kaiser attivista dei comitati di Chiaiano. I quattro, insieme ad altri, avevano occupato la discarica per chiederne la verifica dello stato dei luoghi e la chiusura. Dopo quell’occupazione simbolica, la società provinciale, Sapna, che aveva in carico la gestione del sito, autorizzò un visita il 27 luglio successivo, al termine della quale un pozzo di percolato esplose. Il primo agosto furono 300 le persone che occuparono la discarica di Chiaiano, violando nuovamente la zona militare.

Una zona militare che costa caro ai quattro attivisti, ma che non è servita ad evitare infiltrazioni della criminalità nella realizzazione della discarica. “Quando a passare erano i camion della camorra evidentemente i militari ci vedevano poco – commentano polemicamente gli attivisti – mentre quando entriamo noi tutti ci vedono benissimo”. Gli avvocati dei comitati stanno valutando l’eventualità di un ricorso contro il decreto penale di condanna. Antonio Musella difende quell’occupazione: “Abbiamo dato il via ad una mobilitazione permanente che ha condotto alla chiusura di quella discarica”. Per Pietro Rinaldi, consigliere comunale di Napoli è Tua, non sempre le leggi sono sinonimo di giustizia: “ La nostra azione di violazione di una legge era finalizzata a denunciare un’ingiustizia l’allargamento della discarica, allargamento sul quale settimane dopo ha iniziato ad indagare anche la magistratura”. Lo stesso partito del sindaco di Napoli Luigi De Magistris, che Rinaldi sostiene in consiglio comunale, ha più volte proposto l’incandidabilità per i condannati: “ Penso – conclude Rinaldi – che esista reato e reato, quello contro la pubblica amministrazione nell’esercizio delle proprie funzioni non può essere paragonato all’atto di resistenza civile contro un’ingiustizia anche se consentita dalla legge”.