NO AGLI INCENRITORI, SI ALLA DIFFERENZIATA

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mercoledì 10 febbraio 2016

APPELLO PER LA MANIFESTAZIONE DEL 14 FEBBRAIO 2016




LA PRIORITA’: CHIUDERE GLI INCENERITORI PER LA SALUTE PUBBLICA
Le vicende più recenti dello Sblocca Italia e ancora prima del CSS, stanno a dimostrare l’ipoteca permanente sulla salute pubblica rappresentata dalla sola presenza degli inceneritori nella Conca. Ecco perché da oggi, dalla manifestazione del 14/2 in poi, l’unico obbiettivo che la città dovrà darsi sarà la CHIUSURA degli inceneritori.
Fin quando, infatti, questo non accadrà non saremo al riparo dalle minacce di nuovi/vecchi combustibili, possibili emergenze rifiuti, di nuovi e vecchi potentati del settore dei rifiuti che, sempre più col benestare delle amministrazioni, sottraggono ai territori potere di controllo, decisione e gestione della RISORSA RIFIUTI. La città, in tutti i suoi segmenti e articolazioni, non può più esimersi dal darsi questo obiettivo. In uno striscione sempre esposto durante le mobilitazioni è scritta una frase: “i vostri profitti non valgono le nostre vite”. Ecco, nulla di più semplice, nulla di più vero. Perché oltre agli ingenti profitti, macinati peraltro attraverso incentivi pubblici senza cui non si terrebbero in piedi economicamente, c’è nulla a giustificare l’esistenza degli inceneritori.
I PARTITI NELLA SOLITA AREA GRIGIA: CONTRO L’INCENERIMENTO O CONTRO GLI INCENERITORI? SFUMATURE DI SOSTANZA
Verifichiamo come dopo vent’anni di esistenza degli inceneritori ora tutti i partiti siano contrari. E non solo quelli che hanno finto di contrastarli per vent’anni, ma anche quei partiti che dalla fine degli anni ’90, sia in sede comunale che provinciale e regionale, hanno sostanzialmente voluto gli inceneritori. Perché si dà il caso che gli inceneritori nella Conca, tre fino al 2007 e oggi “solo” due, non siano nati per caso come funghi, e conosciamo ampiamente le loro storie. Pensiamo ai partiti e agli amministratori che li hanno voluti e continuamente autorizzati, senza mai opporre problemi di salute pubblica, ma lasciando che fosse la letteratura “grigia” dell’Osservatorio Ambiente e Salute a raccontare la non eccezionalità della Conca Ternana, in una rassicurante narrazione sullo stato di salute dei ternani e delle ternane.
Ecco, questi, oltre ad essere contrari all’incenerimento, sono davvero pronti ad affrontare nelle sedi opportune le aziende che oggi sono proprietarie degli inceneritori?
Sono quindi contrari gli inceneritori in quanto tali, perché dimostrati inutili e perché la salute pubblica è ormai al centro della discussione pubblica e della mobilitazione popolare? Oppure sono contrari alle contingenze chiamate Sblocca Italia, css, al generico “incenerimento di rifiuti”, lasciando quindi ampio spazio di manovra e sopravvivenza alle aziende proprietarie degli impianti?
Perché si da il caso che solo pochi hanno provato ad inceppare i processi autorizzativi in atto, a smascherare le modalità con cui per anni è stato negato l’effettivo stato di salute e di contaminazione della Conca, a denunciare omissioni e connivenze delle agenzie di prevenzione e protezione. Tra questi pochi non vi sono certo i vari partiti.
Mentre invece erano presenti quando, a partire da metà anni 2000, venivano presentati mirabolanti programmi di raccolta differenziata, che hanno avuto il ridicolo risultato dello scarso 40% di raccolta differenziata per Terni, garantendo, per un decennio almeno, un flusso costante di rifiuti verso la discarica di ACEA ad Orvieto.
Li aspettiamo quindi alla prova dei fatti insieme alla Presidente della Regione Marini, perché ancora una volta ricordiamo loro che, anche senza i rifiuti dello Sblocca Italia o del CSS, sia ACEA che Terni Biomassa continueranno comunque a funzionare.
Da che parte stanno? Siamo convinti che non gli convenga più rimanere nell’area grigia dove è vero tutto e il contrario di tutto, ma che abbiano il coraggio di assumersi una scelta che è per il futuro della città.
LA RACCOLTA DIFFERENZIATA AFFAMA L’INCENERITORE, LA BANALE VERITA’ DERISA PER ANNI
Da metà anni 2000 abbiamo registrato presentazioni di piani di raccolta differenziata per la città a cadenza più o meno annuale. Nessuno degli obbiettivi stabiliti nel Piano Regionale dei Rifiuti, nelle delibere di Giunta Comunale, nel Piano d’Ambito, sono stati minimamente raggiunti. Come spiegarlo? Lo scarso 40% della città di Terni è la dimostrazione di una volontà politica, non dichiarata, di continuare ad alimentare la discarica di ACEA ad Orvieto, spendendo decine di milioni di euro per il conferimento. Non può esserci altra spiegazione plausibile, a fronte di una gestione alternativa che invece in altre aree del paese recupera soldi dalla vendita del riciclato e dalla diminuzione del conferimento in discarica.
Ora, proprio a fine 2015, assistiamo all’ennesimo lancio di una nuova campagna di raccolta porta a porta. Un nuovo gestore, la municipalizzata del Comune di Terni, che senza alcuna evidenza pubblica ha scelto il proprio partner privato nel mondo cooperativo “di area”; partner con alle spalle un decennio di associazione con Salvatore Buzzi, uomo di spicco delle cooperative di area di Mafia Capitale, con indagini aperte e una sua società colpita da interdittiva antimafia a Viterbo. Anche in questo caso il silenzio di molti che per anni, fino ad oggi, hanno stretto forti alleanze col mondo economico “di area”, pesa come un macigno.
A fronte però dei fallimenti gestionali e finanziari delle società privatizzate o miste pubblico/private, vedi GESENU nel perugino, l’Amministrazione Comunale e i Comuni dell’Ambito non hanno pensato minimamente alla gestione pubblica della raccolta dei rifiuti, che esperienze diverse in Italia invece hanno rilanciato.
Staremo a vedere quanto questa gestione mista sarà finalizzata alla valorizzazione dei rifiuti.
Se quindi punterà al riciclo e al recupero di materiali da una buona raccolta differenziata, oppure sarà l’ennesima gestione che punta a produrre combustibile da rifiuti, CSS. Così vuole la Regione, ma l’amministrazione locale si sarebbe detta contraria. A noi cittadini spettano due compiti fondamentali: dimostrare, facendolo bene nelle nostre case, che il porta a porta funziona quando le persone sono messe in grado di farlo e vigilare sul buon andamento della raccolta e della gestione dei Rifiuti/Risorse post raccolta, affinché non siano destinati alla produzione di CSS o direttamente inceneriti.
SE NON POSSIAMO CONTROLLARE I DATI DELLE EMISSIONI, RIPRENDIAMO IL CONTROLLO SULLE ESPOSIZIONI
In questi venti anni chi ha amministrato questo territorio ai vari livelli non ha creato alcuna resistenza al fatto che i produttori di rischio abbiano per legge il controllo totale sui dati delle emissioni, che infatti vengono monitorati e comunicati in autocertificazione.
Mentre le amministrazioni e le agenzie come ARPA e ASL, riconoscendo di fatto questo status quo, non hanno valutato, come nelle loro competenze, il livello delle esposizioni, tanto da aver partecipato per venti anni alle decine di conferenze di servizi svolte per autorizzare i vari inceneritori, senza opporre mai un problema di salute pubblica.
Diciamo “mai” per significare, carte alla mano, il pieno significato del termine. Ci si è al massimo attestati come ha fatto ultimamente la ASL2 alla “conta dei morti”, al dato della mortalità, dato epidemiologico dalle mille interpretazioni e, considerato da solo, di scarso valore. Omettendo invece il dato dell’incidenza delle varie patologie, ben più complesso e completo, perché tiene dentro non solo l’insorgere delle malattie potenzialmente mortali (da cui però si guarisce ogni tanto, diminuendo quindi la mortalità generale), ma anche di quelle croniche le quali, concretamente, fanno vivere peggio.
Oggi è questo ciò che deve stare alla base della decisione politica e amministrativa e la strada l’ha segnata lo Studio SENTIERI.
Altre indagini servono? Se fatte da istituti indipendenti e non dalla solita Cattedra di Igiene di Perugia come è ora, servono ad avere una quadro migliore dello stato di salute, ma ai fini della dimostrazione della nocività sul lungo periodo degli inceneritori esistono vari studi che portano sempre alle stesse conclusioni: nelle popolazioni esposte alle emissioni di inceneritori risultano sempre incidenze superiori di varie patologie rispetto a quelle non direttamente esposte (Lione, Vercelli, Modena etc). Che altro serve per dimostrarne la nocività? Ci dimostrino il contrario i produttori di emissioni.
COSA FARE?
La città, i ternani e le ternane, da anni stanno dimostrando, in un crescendo costante di partecipazione e consapevolezza, la chiara volontà di chiudere con la stagione dell’incenerimento. La salute compromessa, l’esistenza di alternative già praticate, sono gli elementi alla base di questa rivendicazione e fanno parte di un sapere diffuso e comune, che è andato aumentando grazie al lavoro continuo e costante, fatto di decine di iniziative e momenti di mobilitazione.
A questo processo di crescita le istituzioni devono saper corrispondere esercitando i propri poteri. Oggi hanno la concreta possibilità di rigettare l’istanza di Terni Biomassa, che senza Autorizzazione Integrata Ambientale sarà costretto a chiudere. Come hanno la possibilità di rigettare l’istanza di ACEA di modifica parziale del combustibile e di chiedere il riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, perché nel frattempo sono insorte nuove evidenze scientifiche sullo stato di salute pubblica. Inoltre il Comune di Terni dovrà rigettare ogni istanza presentata presso le diverse autorità competenti per nuovi impianti a biomasse e biogas, di qualunque taglia. Piccole lobbies locali troppo abituate a camminare nei corridoi del Palazzo stanno in questi ultimi tempi riaffacciandosi. Un’altra fonte di emissioni sarebbe troppa.
Le imprese ovviamente reagiranno, ma gli enti locali hanno ancora potere per decidere.
Ma è  chiaro che il Sindaco di Terni dovrà ricordarsi di essere primo responsabile della salute pubblica e di avere a sua disposizione tutti gli uffici tecnici necessari, ASL dovrà rinunciare alla rassicurante “conta dei morti”per una reale valutazione delle esposizioni e ARPA dimostrare di essere davvero l’agenzia di protezione ambientale e non, come in passato, sodale delle imprese produttrici di rischio e nocività. Noi saremo sempre pronti a ricordarglielo. Se coloro che hanno voluto gli inceneritori oggi si rendono conto del danno recato, come sembrano ammettere, lo dimostrino chiudendo gli inceneritori.
APPELLO ALLA PARTECIPAZIONE
Quello di domenica 14 febbraio sarà un momento in cui scenderà in piazza la città. Tutti e tutte, come cittadini e persone esposte alle nocività, sono invitati a partecipare. Dunque nessuna bandiera di partito, sindacato o associazioni affini, lasciamo libera la città di esserci senza condizionamenti.
Allo stesso modo vogliamo puntualizzare: domenica si scende per la chiusura degli inceneritori, non per un generico no all’incenerimento. Chi verrà prenderà questo impegno, ciascuno nel suo ambito, di fronte agli altri che saranno in piazza.
Se amiamo Terni, difendiamo la salute dei concittadini per una visione nuova del futuro della città.

Comitato No Inceneritori Terni

lunedì 7 settembre 2015

giovedì 12 marzo 2015

Comunicato Stampa: Polemica No Inceneritori Acea: ecco le risposte di Gse e Provincia. Chi da notizie strumentali?

Tutto era nato a seguito del fatto che il Comitato No Inceneritori aveva segnalato per l’inceneritore di ACEA la mancata Autorizzazione Unica prevista dal decreto 387 del 2003 e che si occupa proprio dell’aspetto degli incentivi pubblici dati alla produzione di energia, molto contestati proprio dai comitati e associazioni, considerati una vera speculazione. L’impianto quindi ha una Autorizzazione Integrata Ambientale valida per il funzionamento, ma non quella valida per il riconoscimento degli incentivi e che oggi sembra essere un problema per Gse e Provincia. GreenAsm e ACEA secondo noi  dovrebbero chiedere alle istituzioni che, anni addietro, hanno valutato positivamente il loro assetto autorizzativo, perché adesso abbiano cambiato idea.

La storia. Ad una nostra richiesta di chiarimenti in merto alla mancata Autorizzazione Unica inoltrata in Regione e per conoscenza al GSE contenuta nellle Osservazioni alla richiesta inoltrata da ARIA srl(Acea) di bruciare i rifiuti urbani, il GSE (l’ente cioè che eroga gli incentivi) il 26 gennaio ci ha risposto”...(il Gse) al riguardo ha avviato ai sensi del predetto art.42 (del decreto 28 del 2011, ndr )un’interlocuzione con le Amministrazioni interessate, al fine di assumere eventuali determinazioni in merito al riconoscimento degli incentivi”. Sulla base di questa risposta abbiamo quindi rigirato la richiesta alla Provincia per sapere quale fosse stato il suo parere espresso al procedimento aperto dal GSE. Solo li abbiamo saputo che non solo l’inceneritore di ARIA srl, ma anche il biodigestore GreenAsm e il biogas da discarica di SAO (sempre di ACEA) fossero sprovvisti dell’autorizzazione agli incentivi. La risposta dell’ufficio del Settore Ambiente e Difesa del Suolo della Provincia di Terni appare sufficientemente chiara, soprattutto nell’incipit, di cui uno stralcio “Premesso che le Società in epigrafe non hanno mai inoltrata, alla scrivente Amministrazione, formale istanza di rilascio della Autorizzazione Unica, ai sensi dell’art. 12, comma 3 del D.Lgs. 387/2003, non avendo pertanto legittimità ad esercire ai sensi di tale normativa;”.
Se quindi il GSE approvò l’assetto autorizzativo, cioè l’Autorizzazione Integrata Ambientale più la Valutazione di Impatto Ambientale ma senza la specifica autorizzazione valida per gli impianti a fonti rinnovabili, ed oggi ponga dei problemi, si evince appunto che c’è forse un problema procedurale in capo appunto al Gestore dei Servizi Energetici.
Dire che le nostre obiezioni sono strumentali e mal interpretate quindi è forse un modo per evitare di rendere pubblici pareri espressi da istituzioni competenti in materia.

Comitato No Inceneritori

venerdì 27 febbraio 2015

THAT'S AMORE#2


Come promesso ecco tutti gli altri manifesti presentati a THAT'S AMORE!
Seguono in ordine sparso. A memoria forse ne manca ancora qualcuno lo cerchiamo e rimediamo alle
dimenticanze. Ancora grazie a tutti per aver partecipato.

Ilaria

Federico

I Valentini & Archimede (il coniglio)
I Valentini
Tommaso
Claudio e Simone
Matteo

martedì 24 febbraio 2015

THAT'S AMORE





Maria
Di seguito i manifesti che hanno vinto la chiamata alle arti del Comitato No Inceneritori Terni e Mercato Brado. Questi verranno affissi in giro per la città, ma tutti gli altri saranno presenti alle nostre iniziative! Grazie.



Federica



Serena
Corrado
Alice, Matteo e Tommaso

sabato 21 febbraio 2015

Mettiamo a disposizione di tutti gli interessati le slide del dott. Ricci (studio SENTIERI) riguardanti i siti d'interesse nazionale per la valutazione della salute dei cittadini in zone con forti emissioni inquinanti.
Le trovate al link seguente e sempre tra le schede che mettiamo a disposizione in questo blog.

https://drive.google.com/file/d/0B-zDK6fPzsubUkJwXzF1b2dVSW8/view


mercoledì 18 febbraio 2015


aperitivo cena con premiazione dei manifesti
sab 21
palmetta
ore 19
prenotatevi alla mail noinceneritoritr@gmail.com
daje!
musica dal vivo
dicono gruppi tosti.

giovedì 12 febbraio 2015

COMUNICATO STAMPA 11/02/2015

Poniamo un problema di qualità della decisione politica e amministrativa. Il Comune riconvochi la Conferenza di Servizi per Ternibiomassa.
Non ci interessa una disputa sul maggiore o minore grado di scientificità, ma il rifiuto continuato da parte di Comune e ASL a considerare lo Studio SENTIERI come elemento di riferimento nella decisione politica attorno al rapporto salute e ambiente. Studio che ad ogni modo è stato validato scientificamente. E’ infattiinnegabile che il Sindaco, così come i vertici Asl, abbiano invece sempre utilizzato il Rapporto dell’Osservatorio per negare i risultati prodotti da Sentieri. Questo è rintracciabile in decine di articoli, comunicati e dichiarazioni pubbliche rese, ed è questo che ci fa pensare. Da qui ovviamente discendono anche gli atti amministrativi prodotti in questi anni. Anzi, alla base degli atti discussi e votati in consiglio comunale, come alla base della visione generale sullo stato di salute, è stato posto solo il Rapporto dell’Osservatorio escludendo a priori Sentieri; sarebbe stato utile invece un processo di lettura integrata dei due, magari in collaborazione, ma nemmeno questo è stato possibile.
Il danno dunque è stato un prodotto proprio di questo atteggiamento. Di un atteggiamento che non viene da ignoranza, ma da deliberata volontà di dotarsi di uno strumento, l’Osservatorio, ad uso e consumo della propria volontà politica, lasciandolo appunto su un piano divulgativo, descrittivo. Ci sembra quindi che la risposta del Sindaco sia sufficientemente scivolosa, e che si ostini a spostare il problema.
Inoltre ci permettiamo di evidenziare un dato: non è normale che una città su cui l’Istituto Superiore di Sanità effettua una indagine epidemiologica così importante, scientificamente validata, con conclusioni molto preoccupanti, e né ASL né Comune né Osservatorio abbiano organizzato dal 2012 nessun convegno pubblico per parlarne. C’è stata una evidente volontà politica.
Oggi dunque riteniamo che sia necessario far diventare materialità le evidenze contenute in Sentieri; il Sindaco di Terni e Presidente della Provincia deve secondo noi riconvocare entro tempi brevi la Conferenza di Servizi per la richiesta di Autorizzazione Integrata Ambientale di TerniBiomassa (ex Printer). Questa infatti è stata sospesa dalla Provincia senza nuovo appuntamento, e proprio il 9 febbraio doveva tenersi l’ultima riunione che avrebbe dovuto decidere se concedere o meno l’autorizzazione all’inceneritore. Oggi riteniamo che ASL e Comune abbiano tutti gli strumenti relativi ad un profilo di salute generale per poter dare parere negativo.
Non vorremmo, poiché l’impresa ha tempo fino a luglio 2015 per ottenere l’Autorizzazione, che si stia puntando a scavallare le elezioni regionali, ostentando magari “immaginarie” opposizioni agli inceneritori. E’ ora invece che in una città già pesantemente esposta a emissioni industriali, si chiudano impianti inutili e dannosi.
Comitato No Inceneritori Terni

giovedì 1 gennaio 2015


Comunicato Stampa: Indagini sull'appalto dell'inceneritore di Acea, gli incentivi mancati, lo Sblocca Italia e Asm



Mai come in questo ultimo periodo su Acea si accendono riflettori utili a comprendere la complessità degli interessi in gioco nel settore dei rifiuti, soprattutto nel caso di una delle quattro maggiori multiutility italiane.
In queste settimane abbiamo appreso da un trafiletto de L'Espresso infatti che ACEA non avrebbe né ricevuto, ma nemmeno chiesto, gli incentivi per la produzione di energia elettrica dalle così dette fonti rinnovabili di energia, che nel suo caso sarebbe il pulper di cartiera (composto al 70% di plastiche miste!), fatto che se confermato aprirebbe interrogativi giganteschi sulla reale volontà di ACEA in merito all'uso dell'inceneritore di Terni; il tutto secondo noi va letto ovviamente alla luce del decreto Sblocca Italia e della contestuale richiesta di bruciare rifiuti urbani presentata dall'azienda (con la consulenza dello Studio di Ingegneria Corradi, proprio quello candidato col Pd e nominato da poco ai vertici di  ATC), decreto che si preparava nei fatti a partire dal censimento nazionale degli inceneritori voluta durante il governo Letta. Già da allora noi #nonstavamotranquilli.
Come è infatti sostenibile l'investimento di 25 milioni euro del recente rewamping senza i generosi incentivi pubblici chiamati certificati verdi per la produzione di energia? Non è certo il solo conferimento dei rifiuti industriali bruciati  oggi nell'impianto a garantire un rientro certo dei denari, peraltro in parte pubblici, investiti. Ma tant'è.

Sempre dalla stampa, questa volta locale, apprendiamo che la magistratura ternana sta svolgendo in questi giorni accertamenti sulla vicenda dell'appalto per il rewamping dell'inceneritore che si aggiudicò l'ormai noto Riccardo Mancini, all'epoca dei fatti manager pubblico dell'EUR Spa, e ricco imprenditore del settore dei rifiuti e delle bonifiche, secondo dopo Caminati. Eppure quando uscì l'articolo di Repubblica.it proprio sul caso il 27 gennaio del 2013, rimbalzato poi da noi due giorni dopo con la presentazione della nostra inchiesta, il sindaco Di Girolamo non si degnò nemmeno di chiedere spiegazioni, o emettere una qualunque dichiarazione di perplessità o preoccupazione; il silenzio ignavo della politica, che non ha il coraggio di assumere alcuna posizione, lasciando ai magistrati il compito di svelare, condannare, comunicare, sempre a patto che questi non indaghino o si esprimano su di loro.
Insomma, oggi ci si accorge che forse Mafia Capitale è passata per Terni e guarda caso avrebbe messo le mani su uno degli affari più remunerativi e tipicamente infiltrato dal crimine organizzato, la monnezza. Bene, staremo a vedere.

Eppure riteniamo che sia necessario a  questo punto porre un altro problema, e magari indicare agli inquirenti la strada dell'ASM sempre a Maratta, per capire in questi anni quali siano stati i rapporti con ACEA, già socia nel settore dei servizi, e se magari per Terni qualcuno dei personaggi del "Mondo di Mezzo" sia passato e abbia interloquito con la classe dirigente locale; sappiamo infatti che si fanno accertamenti anche sulla socia ternana di Buzzi, la Cosp Tecnosevices, che si è aggiudicata proprio con ASm l'appalto per 15 anni della accolta dei rifiuti nell'intera provincia ternana. Sappiamo poi come Acea non abbia disdegnato rimanere in società con  l'AMA di Panzironi e con Cerroni (tutti e due agli arresti) nel consorzio COEMA che voleva l'inceneritore ad Albano Laziale, nel cui CdA sedeva anche l'illustrissimo Professor Cotana dell'Unipg.
Insomma, la scena si riempie di incredibili personaggi, pluri inquisiti se non già pluricondannati, ai vertici di importanti società, a braccetto con altri personaggi di rilievo della vita pubblica, politica e amministrativa.

 Affrontare questo diventa urgente anche e soprattutto in vista della quotazione di ASM, la gallina dalle uova d'oro, e la probabile conquista di questa da parte proprio della romana ACEA. Forse se ne è discusso durante la festa con spogliarello negli studios di Papigno?

Comitato No Inceneritori Terni